4.11.13

Montanelli Monteverdi


"Nel 1643 le condizioni di salute di Monteverdi peggiorarono e nel novembre morì fra le braccia della Chiesa. I funerali furono celebrati, in forma solenne, a spese dello Stato. In un commosso panegirico, Paolo Piazza lo definì 'il maggior musico d'Europa'. Con lui il melodramma perse il suo primo grande maestro, e la Serenissima lo scettro di capitale dell'opera. Ma la nostra egemonia in questo campo era ormai irreversibile. Perché l'Italia non 'faceva' il melodramma. Lo era. E' difficile stabilire se il melodramma nacque in Italia perché gli italiani sono melodrammatici, o se gl'italiani sono melodrammatici grazie al melodramma. Comunque mai identificazione, fra una forma di teatro e un costume di vita, fu più perfetta. Tra quei fondali di cartapesta il nostro popolo riviveva gli unici eroismi di cui fosse ancora capace. Sull'esempio dei loro protagonisti imparò o ribadì la sua vocazione a urlare le proprie sventure, a piangersi addosso, a farla da 'mattatore' in mezzo alla scena. Ciò non toglie nulla alla grandezza di certi suoi capolavori. Ma nel suo insieme il melodramma è stato la dannazione degl'italiani, una corruzione del loro gusto, un adescamento a quanto c'è in noi di più retorico, falso, teatrale e grandiloquente. Esso diventò una seconda natura dell'italiano. E tuttora fa parte di un certo nostro bagaglio di gesti, di atteggiamenti e di mentalità."

Da "Storia d'Italia - L'Italia del Seicento", Indro Montanelli - Roberto Gervaso

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