19.12.11

Libri 2011 (2)


Il secondo libro, per gli appassionati di cinema e musica.

L'audiovisione. Suono e immagine nel cinema

Le migliori e più compiute teorie sui rapporti tra immagini in movimento e audio (musica, effetti ecc...), non solo nel cinema. Michel Chion usa sapientemente le conquiste della musica concreta per spiegare storie e tecniche di una relazione complicata. Magistrale l'analisi della prima sequenza di Persona di Ingmar Bergman.
Sinossi. "I film, la televisione e i media audiovisivi in generale non si rivolgono soltanto all'occhio. Essi suscitano nel loro spettatore - nel loro "audio-spettatore" - una specifica disposizione percettiva, disposizione che, nel presente lavoro, proponiamo di chiamare audiovisione. Un'attività, questa, che non è mai stata considerata nella sua novità: si continua a parlare di "vedere" un film o una trasmissione, trascurando la modificazione introdotta dalla colonna audio. Oppure ci si accontenta di uno schema aggiuntivo. Assistere a uno spettacolo audiovisivo consisterebbe insomma nel vedere delle immagini più sentire dei suoni, e ciascuna delle due percezioni resterebbe saggiamente circoscritta al proprio ambito. Scopo di questo libro è mostrare come in realtà, nella combinazione audiovisiva, una percezione influenzi l'altra e la trasformi: non si "vede" la stessa cosa quando si sente; non si "sente" la stessa cosa quando si vede. [...] La presente opera è al tempo stesso teorica e pratica, in quanto, descrivendo e formulando il rapporto audiovisivo come contratto (vale a dire come il contrario di un rapporto naturale che rimandi a un'armonia preesistente tra le percezioni), essa delinea un metodo di osservazione e di analisi suscettibile di essere applicato ai film, alle trasmissioni televisive, ai video." (Michel Chion).

16.12.11

Libri 2011 (1)


Nei prossimi giorni passeranno in rassegna i libri più interessanti che ho letto quest'anno. Iniziamo con un capolavoro di teoria musicale per musicisti e matematici.

A Geometry of Music
Ogni 10 anni circa esce un libro destinato a diventare seminale per i successivi 50. E' questo il caso di "A Geometry of Music: Harmony and Counterpoint in the Extended Common Practice" (Oxford Studies in Music Theory) di Dmitri Tymoczko, un allievo del compianto Milton Babbitt. Stupendo anche il sito di supporto al libro, in cui è possibile ascoltare tutti i numerosi esempi musicali presenti nel testo, approfondire determinati argomenti, affrontare attività ulteriori di studio e di ricerca. Imperdibile. Disponibile anche in edizione per Kindle.
Sinossi. Che somiglianza c'è tra "Help!" dei Beatles e la "Danza degli adolescenti" di Stravinskij? In che modo "Just" dei Radiohead si può mettere in relazione con le improvvisazioni di Bill Evans? E come le opere di Chopin sfruttano la geometria non euclidea degli accordi musicali? In questo lavoro pionieristico, l'autore Dmitri Tymoczko descrive un nuovo modo di pensare la musica che sottolinea l'affinità tra i più diversi stili, dalla polifonia medievale al rock contemporaneo. Tymoczko identifica cinque caratteristiche base della musica che insieme contribuiscono al senso di tonalità, e mostra come queste caratteristiche si ripetano in tutta la storia della musica occidentale. Nel trattato si getta nuova luce su una vecchia domanda: che cosa rende una musica buona musica? "A Geometry of Music" fornisce un'introduzione accessibile al rivoluzionario approccio geometrico di Tymoczko alla teoria musicale. Il libro mostra come costruire semplici diagrammi per rappresentare le relazioni tra accordi e scale familiari, fornendo ai lettori gli strumenti per tradurre dal musicale al visivo e rivelando sorprendenti gradi di struttura in brani musicali altrimenti difficili da comprendere. Tymoczko utilizza questa base teorica per raccontare la storia della musica occidentale dal XI secolo ai giorni nostri. Sostenendo che le storie tradizionali pongano troppa attenzione sulla "pratica comune" del periodo 1680-1850, l'autore si propone invece di comprendere una pratica comune "estesa" che va dal tardo medioevo ad oggi. Si discute una serie di pezzi molto noti di una vasta gamma di compositori, da Bach ai Beatles, da Mozart a Miles Davis, e molti altri nel mezzo. "A Geometry of Music" è accessibile a una vasta gamma di lettori, dai musicisti e musicologi agli scienziati e matematici con un interesse per la musica. La terminologia viene definita lungo la strada, non si presuppongono particolari conoscenze matematiche ma solo una certa familiarità con la teoria musicale occidentale. Il libro contiene anche esercizi finalizzati a rafforzare ed estendere la comprensione dei lettori, insieme ad una serie di appendici che esplorano i dettagli tecnici di questa teoria nuova ed emozionante.

2.12.11

Schubert il Progressivo



Le scomparse premature dei Giganti, in musica, sono un classico di tutte le epoche. Quella di Schubert è stata la più tremenda per il linguaggio musicale e la storia della musica. Molto più di quella di Mozart, che se fosse sopravvissuto avrebbe dovuto combattere contro Ludvig Van, molto probabilmente perdendo.
Brahms il progressivo è un saggio del 1933 di Schönberg, in cui il contributo di Brahms all'evoluzione del linguaggio musicale viene paragonato 'paradossalmente' a quello di Wagner.
Ritengo che anche Franz Schubert stava dicendo la sua in proposito, nelle ultime opere.
L'Andantino in 3/8 della Sonata n.20 in La Maggiore D959, composta negli ultimi mesi di vita del compositore, è una di quelle pagine per pianoforte talmente incredibili che è difficile non tornare ad ascoltarle nel tempo. Come se ci fosse sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Il brano, in forma ABA, si apre con i tipici tratti di Schubert: il cosiddetto 'passo' schubertiano (l'incedere ritmico costante degli accompagnamenti) e soprattutto una struggente e al tempo stesso sublime melodia in Fa# Minore (relativo di La Maggiore).



Tutto nella norma (direi normale genialità) fino all'inizio della sezione B. Fantasia. Il linguaggio musicale classico-romantico si dissolve di colpo, la tonalità scompare e la composizione procede per accumulazione di materiale attraverso un cromatismo feroce e figure ritmiche ostinate.



La maggior parte dei critici mette in relazione questa sezione con l'imminente morte del compositore, come se l'inconscio di Schubert avesse per un'attimo preso il sopravvento mettendo in musica nientemeno che la Signora con la falce.
Ma c'è molto di più: un procedimento compositivo innovativo in grado di strappare la forma. Infatti l'episodio del B è talmente devastante che il ritorno di A passa quasi con indifferenza e il brano sembra finire subito, come se la forma fosse sproporzionata. In realtà è l'effetto (e l'affetto) del B, la sua eco strutturale, che cattura la memoria e la imprigiona fino al silenzio. La ripetizione non è più sufficiente a ricomporre il concetto stesso di forma, perché la differenza è troppo grande, eccezionale.
A ben vedere, e soprattutto a ben sentire, lo stesso compositore sembra consapevole di averla combinata, sembra approfittarsene e prenderci quasi in giro. Un giro di tipo bucolico, in Do# Maggiore (dominante di Fa# Minore).



E poi torna A, la melodia è trasfigurata, con pochi e dosati elementi motivici (terzina di semicrome) e armonici (un Si diesis dove proprio non dovrebbe essere) derivati dal B, la cui ombra ci accompagna fino al silenzio.



Come l'acqua di un lago dopo una forte tempesta, che rimane increspata da piccole perturbazioni per diverso tempo.



E infine un altro tratto classico di Schubert, una spettacolare riarmonizzazione finale del tema.



Di seguito una splendida interpretazione di Pollini (alla Jarret...). Qui la partitura completa del movimento per seguire.
Buon ascolto.