15.3.11

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"O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria."

Da All'Italia di Giacomo Leopardi (Canti)




"Finchè i giovani compositori si ostineranno a lavorare sul vecchio, finchè l’ispirazione non iscenderà sovra essi da un altro cielo inesplorato finora, la musica si ri­marrà diseredata della potenza che crea, le scuole con­tenderanno senza fine e senza vittoria, gli artisti si tra­scineranno erranti, incerti per diversi sistemi, fra diverse tendenze, senza intento e proposito deliberato, senza speranza di meglio, imitatori sempre, e incoronati del serto che gli uomini danno agli imitatori, vivido di bei colori, ma caduco e appassito in un giorno. Avremo perfezionamenti di metodo, ornamenti e raffinatezze di ese­cuzione, non incremento di facoltà creatrice. Avremo mutamenti di stile, non nuove idee; lampi di musica, non una musica; ammiratori entusiasti per moda, appas­sionati se vuolsi, non credenti; non fede."

Da Filosofia della musica di Giuseppe Mazzini

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