18.12.10

Introduzione alla musicomia



Il nuovo strumento di ricerca creato da Google, il Books Ngram Viewer, permette di cercare oltre 500 miliardi di parole in 5.2 milioni di libri pubblicati tra il 1800 e il 2008.
Un database di dati di questa portata consente di analizzare le influenze culturali a livello statistico, metodo prima d'ora mai sperimentato. Questa nuova disciplina per lo studio della cultura umana è già stata ribattezzata Culturomics.
Nel nostro specifico, fondo con questo post la musicomics, o musicomia, disciplina ausiliaria in grado di fornire rilevanza statistica alla musicologia sistematica, attraverso l'analisi delle influenze che hanno avuto negli ultimi 2 secoli le varie classificazioni, definizioni e tassonomie in uso presso la critica e gli studiosi.
Anche con i semplici nomi di musicisti comunque si ottengono risultati interessanti. Nell'immagine in apertura si vede come la popolarità di Beethoven sia incontrastata fino agli anni '80, quando evidentemente il celeberrimo (quanto fantasioso) film di Milos Forman, uscito nel 1984, ha permesso il sorpasso di Amadeus. Ultimamente i due maestri se la giocano.



Nel grafico precedente si sono raffrontate alcune macro-etichette di uso comune: la musica elettronica è la regina incontrastata a partire dalla metà degli anni '50, proprio quando vengono fondati gli studi di Colonia, Parigi e Milano. La musica atonale predominava sulla tonale fino ai '70, la dodecafonia è nata morta e la computer music inizia ad avere un ruolo importante a partire dalla metà degli anni '80, esattamente in coincidenza con la creazione del protocollo midi e con la nascita del concetto di digital audio workstation.



Interessante anche il raffronto fra tre generi (classica, jazz e pop) dell'ultimo grafico. Negli anni '60, il decennio dei Beatles (il grande Aaron Copland diceva: "Se volete conoscere gli anni Sessanta, ascoltate la musica dei Beatles"), il pop supera il jazz.
Interessante il predominio incontrastato della musica classica nei libri: è evidente che nonostante il pop sia senza alcun dubbio il genere più diffuso nel mondo reale, la musicologia, la teoria e la critica sono ancora refrattarie a farlo entrare in modo preponderante nella storia delle idee. E questo marca un'importante distonia tra teoria e pratica che deve far riflettere anche quando si studiano i repertori più antichi.
La possibilità di cercare parole o frasi in 7 lingue diverse (naturalmente non c'è l'italiano), permette di confrontare la presenza di concetti e idee in diverse culture, inferendo similitudini o differenze nell'uso di quell'idea o di quel concetto.
Lunga vita alla culturomia e soprattutto alla musicomia!

14.12.10

Canzoni per un amico

Quando ho conosciuto Mimmo ho pensato subito 'questo c'ha i controcazzi'. Decine di ore a parlare di musica di videoclip di arte pop. Siamo partiti dalle basi comuni, da La canzone sopravvissuta alle turbe post-adolescenziali, Hurt dei Nine Inch Nails, di come Johnny Cash l'avesse resa un classico immortale.
Il post-rock, rumore e struttura, folk apocalittico, la bellezza di cristallo e la classe oceanica dei Sigur Ros, We Had A Dream, We Had Everything...
We Rode To The End Of The World
. Poi gli feci scoprire gli Archive, la loro canzone perfetta.
La musica elettronica, i deliri calcolati di Aphex Twin. La triade dell'arte dei videoclip: Chris Cunningham, Michel Gondry e Spike Jonze. Contare i minuti all'uscita del nuovo dei Daft Punk, Human after all, che 'non ne sbagliano una'. Ascoltarlo insieme tutto per la prima volta. Il sapore filosofico di Television rules the nation, quello acido di Technologic. Geniali come sempre.
Qualche tempo fa a Milano dopo svariati galloni di laphroaig ci siamo salutati davanti a un locale. 'Ci sentiamo per il prossimo dei DP'.
E' uscito in questi giorni. Colonna sonora di un film attesissimo. Un altro capolavoro, 'non ne sbagliano una' avrebbe detto Mimmo. Ma non ne abbiamo potuto parlare, perché l'altra mattina Mimmo non si è svegliato.

12.12.10

Specchio dei tempi



Il videoclip musicale più creativo del 2010 è nato (ed è fruibilie esclusivamente) sul web: http://sour-mirror.jp/index.html
Si tratta del brano Mirror del gruppo giapponese Sour. Funziona con Google Chrome e Safari (l'ennesimo buon motivo per buttare via per sempre Internet Expolrer), e da il massimo se gli si permette di accedere momentaneamente ai propri account Facebook e Twitter, e alla webcam attaccata al computer. Creatività, interattività non banale, struttura, forma, meraviglia, in una parola: geniale.
Anche la musica non è male, il giro di contrabbasso è da 8, purtroppo però la stucchevole qualità timbrica della voce e l'idioma giapponese finiscono per rendere la canzone troppo simile a una sigla di cartoni animati anni '80.