10.6.09

Memoria di un angelo, divenire per un Cosmo



"E' strano come la musica non elimini il ritornello mediocre o cattivo, o il cattivo uso del ritornello, ma al contrario lo comporti o se ne serva come di un trampolino. "Ah vous dirai-je maman...", "Elle avait une jambe de bois...", "Frère Jacques...". Ritornello d'infanzia o d'uccello, canto folkloristico, canzone goliardica, valzer viennese, campanacci, la musica si serve di tutto e trascina tutto. Non che un'aria d'infanzia, d'uccello o di folklore si riduca alla formula associativa e chiusa. Si dovrebbe mostrare piuttosto come un musicista abbia bisogno di un primo tipo di ritornello, territoriale o di concatenamento, per trasformarlo dall'interno, deterritorializzarlo e produrre infine un ritornello di secondo tipo, come meta finale della musica, il ritornello cosmico di una macchina per suoni. Da un tipo all'altro, Gisèle Brelet ha formulato bene il problema a proposito di Bartòk: in che modo, a partire dalle melodie territoriali e popolari, autonome, sufficienti, chiuse su se stesse come dei modi, costruire un nuovo cromatismo che le faccia comunicare, e creare così temi che assicurino uno sviluppo della Forma o piuttosto un divenire delle Forze? Il problema è generale poiché, in molte direzioni, i ritornelli potranno essere fecondati da un nuovo germe che ritrova i modi e li rende comunicanti, disfa il temperamento, fonde il maggiore e il minore, fa fuggire il sistema tonale, passa attraverso le sue maglie piuttosto che rompere con esso. Si può dire: viva Chabrier contro Shoenberg, come Nietzsche diceva viva Bizet, e per le stesse ragioni, nella stessa intenzione musicale e tecnica. Si va dal modale a un cromatismo allargato non temperato. Non c'è bisogno di sopprimere il tonale, lo si deve fare fuggire. Si va dai ritornelli concatenati (territoriali, popolari, amorosi, ecc.) al grande e macchinato ritornello cosmico. Ma il lavoro di creazione si fa già nei primi, è già interamente presente in essi. Nella piccola forma-ritornello o rondò s'introducono già le deformazioni che capteranno una grande forza. Scene d'infanzia, giochi di bimbi: si parte da un ritornello infantile, ma il bimbo ha già le ali, diviene celeste. Il divenire-bambino del musicista si raddoppia di un divenire-aereo del bambino, in un blocco indecomponibile. Memoria di un angelo, divenire per un Cosmo. Cristallo: il divenire-uccello di Mozart non si separa da un divenire-iniziato dell'uccello e fa blocco con esso. E' il lavoro estremamente profondo sul primo tipo dei ritornelli che creerà il secondo tipo, ossia la piccola frase del Cosmo.
In un concerto, Schumann ha bisogno di tutti i concatenamenti dell'orchestra per permettere al violoncello di vagare, come una luce che si allontana o si spegne. In Schumann tutto un sapiente lavoro melodico, armonico e ritmico, giunge a questo risultato semplice e sobrio: deterritorializzare il ritornello. Produrre un ritornello deterritorializzato, come meta finale della musica, lasciarlo andare libero nel Cosmo è più importante che costruire un nuovo sistema. Aprire il concatenamento su una forza cosmica. Dall'uno all'altro, dal concatenamento dei suoni alla Macchina che rende sonoro - dal divenire-bambino del musicista al divenire-cosmico del bambino - molti pericoli sorgono: buchi neri, le chiusure, le paralisi del dito e le allucinazioni dell'udito, la follia di Shumann, la forza cosmica divenuta cattiva, una nota che vi perseguita, un suono che vi trafigge. E tuttavia l'una era già nell'altro, la forza cosmica era nel materiale, il grande ritornello nei piccoli ritornelli, la grande manovra nella piccola manovra. Resta il fatto che non si è mai certi di essere abbastanza forti, perché non si ha alcun sistema, si hanno soltanto linee e movimenti. Schumann."
Gilles Deleuze, Félix Guattari - Millepiani - pag. 508-509

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