21.11.09

Berna e la macchina del tempo



Niente a che vedere con gli esperimenti del CERN. Berna è uno stupendo simulatore di studio di musica elettronica degli anni '50, ispirato in realtà al celebre Studio di Fonologia della RAI di Milano dei Maestri Berio, Maderna e Zuccheri, il prototipo di tutti i sound designer italiani. Berna è stato creato da Tobor Experiment, programmatore e ingegnere del suono nostrano, noto soprattutto come producer del recentemente defunto canale sperimentale QOOB. Il suo progetto TechStuff è "un documentario a puntate sulle tecniche, gli artisti e gli strumenti più bizzarri che hanno fatto la storia della musica elettronica". La puntata sullo Studio di Fonologia è paradigmatica.
Oltre che su QOOB, tutte le puntate di TechStuff (insieme all'ultima intervista a Stockhausen e ad altre amenità) sono disponibili anche in DVD.
Tornando a Berna, troviamo tra l'altro nove oscillatori, svariati modulatori e effetti, quattro tape deck in cui si possono caricare campioni a piacere, un mixer a otto canali... La potenza del sistema è rappresentata dalla matrice di modulazione (Matrix), in cui è possibile collegare tutto con tutto. E' sicuramente molto più difficile di Cubase, ma i risultati sonori che si possono ottenere sono strabilianti e la qualità audio è ottima. Il bello del software, realizzato con MAX/MSP, è che si possono sperimentare processi creativi 'antichi' (per la musica elettronica gli anni '50 sono 5 o 6 ere geologiche fa...) con la comodità di un'interfaccia virtuale contemporanea.

7.11.09

NEURONAUTA



I. Transizioni

Bip. Bip-bip. Bip-bip-bip-bip...
- Mio Dio, dove sono...!?
- Stia calmo Agente, una colonia di Uxtor 300 ha appena ripristinato il suo equilibrio neuronale. Bentornato a casa.
Un sapientone in camice bianco. Ci sono. Potrebbe essere l'ultima occasione per contattare il Comandante... - Che fine hanno fatto i vecchi Assemblatori? Quanto è durato questa volta?
- Sì... Ehm... Abbiamo avuto qualche piccola difficoltà di gestione con la gloriosa Serie 200, Agente. In alcuni rarissimi casi, tra cui il suo, abbiamo, diciamo così, perso completamente il controllo per diverso tempo. Non eravamo più in grado di stabilizzare il sistema di trasporto molecolare... Ma ora, grazie alla innovativa Serie 300 possiamo controllare il processo in modo più accurato e più sicuro...
Ogni volta la stessa favola. Ma chi credono di prendere in giro, ormai? Spun e irradiazione elettromagnetica avevano quasi le stesse prestazioni... ma almeno finito un viaggio si tornava a casa... non riusciranno mai a gestire fino in fondo quei piccoli bastardi... - Esattamente quanto tempo sono stato via?
- Ehm... Circa nove mesi, Agente. Un record.
Nove mesi di Incarnazione e sono ancora vivo, un miracolo più che un record. Non riesco a vedere in tre dimensioni... forse i Marcatori non hanno ancora finito di accoppiarsi alle cellule...
- I suoi Marcatori Goldstein sono in fase di ripristino, Agente. Potrebbero verificarsi delle lacune permanenti nella memoria a breve termine... E qualche altro insignificante effetto collaterale...
Maledizione, la mia testa! Mi sembra di avere un frullatore nel cervello. - Devo parlare subito con il Comandante...!
- Non si agiti, Agente... sa bene che per completare la Transizione è necessario riabilitare il corpo reale. Le funzioni vitali si stavano riducendo pericolosamente. Ma ora non deve più preoccuparsi, la rimetteremo in piedi in men che non si dica. Presto potrà anche tornare al Fronte.
Dopo nove mesi laggiù non so se sarò in grado di sopportare altre Transizioni... - Faccia venire il Comandante Needle... E' urgente...
- Ehm... Mi dispiace doverle dare una così brutta notizia, Agente. Il Comandante Needle è caduto in missione più di un mese fa...
Troppi nemici. Povero Needle... era il migliore. Senza di lui nessuno può unire il Gruppo. Il tutto di Tutto, l'Uno pone fine ad ogni distinzione. Le vittorie del passato non hanno più alcun valore. Ci stanno annientando. - E' diventato Martire?
- Sì, Agente.
- Chi ha preso il comando delle operazioni al suo posto?
- Ancora nessuno, Agente. Il Consiglio sta aspettando di poter comunicare con tutti i Veterani. Hanno convocato anche lei.
Non capisco le decisioni del Consiglio. Anzi, non le concepisco. Quante volte avremmo potuto infliggere il colpo di grazia! E loro ci ordinavano di fermarci, proprio sul più bello, e di rinunciare al piacere di sterminare quell'immondizia una volta per tutte! Chissà adesso cosa si inventeranno... - Quanti di terza generazione?
- Ehm... Finora solo lei, Agente. Abbiamo soprattutto Veterani di quinta e sesta.
Pivelli senza midollo. Siamo rovinati. - Ho dei pezzi nuovi?
- Abbiamo dovuto sostituire soltanto la corteccia premotoria sinistra e due meningi, Agente. Sono modelli BrainEng ottimizzati, i migliori sul mercato. Adesso si rilassi e si prepari per la meditazione, sto iniettando la seconda colonia di Uxtor 300. Tra poche ore la Transizione sarà completa.
Bip-bip-bip-bip. Bip-bip. Bip.

4.10.09

256/243



Ciclicamente mi ritrovo a interessarmi di una delle mie prime ossessioni musicologiche: il temperamento. Il fascino dell'argomento è dovuto a diversi fattori: la mediazione della regina matematica tra la fisica e la musica; il fallimento di Pitagora e della razionalità in generale con la conseguente vittoria dell'irrazionale sotto forma di una radice di 2; la bellezza (eu)fonica degli accordi tra intervalli perfetti rispetto agli accordi comuni da Bach in poi.
La vicenda di Pitagora, molto nota, può essere riassunta così: egli riuscì, partendo da osservazioni di fenomeni quali martelli percossi o corde che vibrano, a ridurre aritmeticamente i principali intervalli musicali consonanti a proporzioni tra numeri semplici, 2 a 1 per l'ottava, 3 a 2 per la quinta e 4 a 3 per la quarta. Con i primi 4 numeri naturali (che danno somma 10) era dunque possibile spiegare i 3 principali intervalli musicali (da qui il famoso triangolo pitagorico o tetrachtys). Inoltre Pitagora scoprì che per sommare o sottrarre intervalli bastavano moltiplicazioni o divisioni tra i loro rapporti, poiché la divisione musicale dell'ottava in una quarta e una quinta (o una quinta e una quarta) corrisponde al fatto matematico che 2 è uguale al prodotto di 4/3 per 3/2 (o viceversa). Ad esempio per ottenere il rapporto numerico corrispondente al tono si sale di due quinte (9/4) e si scende di un'ottava (1/2), il risultato della moltiplicazione è 9/8, che è dunque il rapporto corrispondente a un tono. Fin qui tutto bello, anzi bellissimo, tanto che Pitagora estese l'applicazione di questi rapporti numerici al moto dei pianeti (la celebre armonia del mondo) e vi trovò i presupposti per fondare una religione del numero, con tanto di adepti e precetti morali.
Purtroppo però l'intervallo più piccolo in musica non è il tono, ma il semitono. E qui casca Pitagora e tutto il suo programma di riduzione aritmetica. Infatti per dividere il tono pitagorico in due semitoni si deve estrarre la radice quadrata di 9/8, che introduce una radice di 2 al denominatore. Un numero irrazionale non ci voleva proprio, ma i problemi non finiscono qui. Perché se invece si calcola il semitono con il classico metodo delle quinte si ottiene 256/243, che è una grandezza leggermente diversa. Al contrario di quanto ci dice il buon senso, esistono quindi due semitoni diversi. La differenza tra un tono e i due diversi semitoni si chiama comma pitagorico, ed è percepibile a orecchio.
La soluzione a questo problema, che si chiama temperamento equabile ed è adottata ancora oggi, fu trovata da Aristosseno di Taranto nel IV sec. a.c. e ritrovata da Vincenzo Galilei nel 1581, ma fu adottata solo nel Settecento, grazie alla propaganda di Bach: distribuendo il comma pitagorico, si fa in modo che tutti i semitoni siano esattamente uguali e alla fine tutte le note risultino un po' stonate, ma in maniera accettabile. Il temperamento equabile è dunque un compromesso per evitare di avere il ciclo delle quinte infinito (e dunque una spirale delle quinte) o pianoforti con 21 tasti per ottava o due tastiere accordate diversamente.
Si deve ammettere però che gli accordi con intervalli perfetti sono una goduria. Di seguito una versione con intervalli pitagorici del corale Vom Himmel hoch di Bach:



E di seguito la versione con temperamento equabile:



Credo che anche un appassionato non-musicista possa notare a orecchio la strabiliante differenza, ancora più evidente se aprite i due files in un editor audio e visualizzate le forme d'onda.
Si può ipotizzare di tornare a suonare con intervalli perfetti? Probabilmente no, ma esistono tecnologie in grado di aiutarci a farlo con i normali strumenti elettronici. Ad esempio l'Hermode Tuning o HMT, permette di implementare in un sintetizzatore o in un campionatore un sistema intelligente di adattamento progressivo per ottava agli intervalli perfetti. Vi consiglio di esplorare il sito di HMT per ulteriori informazioni e per una prospettiva storica sul temperamento (la pagina Historical è davvero molto ben fatta).
Un caro amico nonché Gran Maestro di Musica mi ha fatto notare, quando gli ho segnalato l'HMT, che se la cosa prendesse piede potrebbe rappresentare una rivoluzione analoga a quella del click metronomico in cuffia al batterista live e in sala di registrazione: se infatti oggi un batterista medio possiede ormai un timing impressionante anche senza click, nel passato pure ai grandissimi capitava di staccare un pezzo a 120 bpm e finirlo a 125 bpm, o di fluttuare instabilmente tra diversi valori di metronomo nell'arco di tutto il pezzo.
Non vedo l'ora di ascoltare in radio le canzoni della Pausini con intervalli pitagorici. :)

14.9.09

Tutti esecutori!



Avete sempre sognato di eseguire una sonata di Beethoven o di Rachmaninov che conoscete a memoria per averla sentita 1376 volte, ma non sapete suonare nessuno strumento? Si può fare, grazie a un'esecuzione assistita dal computer.
Come viene spiegato nel sito del programma freeware tapper, il computer si preoccuperà della partitura e di suonare le altezze nell'ordine corretto, e voi vi potrete concentrare su tutti gli altri aspetti della performance: ritmo, tempo, dinamica, espressione e interpretazione.
Esecutori in 4 mosse e 60 secondi:
1- scaricate il midi file del pezzo che volete eseguire.
2- scaricate tapper.
3- aprite tapper, click destro sulla finestra principale per aprire midi files, selezionare ingressi e uscite midi. La tastiera alfanumerica del computer viene letta automaticamente.
4- suonate il brano sulla tastiera midi o su quella del computer. Mi raccomando, con espressione e trasporto.... ;)
Funziona veramente ed è molto divertente, io ho appena eseguito con soddisfazione il largo della 1056 di Bach (che mi piace tanto). Nulla vieta ovviamente di eseguire intere sinfonie...
Come diceva l'ottimo Vladimir Ussachevsky: "siamo tutti musicisti elettronici. Durante una performance qualcuno di noi spinge un solo bottone e qualcun'altro ne spinge di più".

11.9.09

3.7.09

Larsenisti


Prima lo si odia, poi si impara ad evitarlo, poi a controllarlo e infine ad amarlo. Sto parlando dell'effetto Larsen (o feedback acustico) il classico effetto che si ottiene facilmente, e spesso involontariamente, quando un microfono è troppo vicino a un altoparlante.
I larsenisti (Les Larseneurs) sono un collettivo di musicisti e compositori che lavorano esclusivamente con i larsen (!) prodotti in qualunque modo, con tanto di manifesto tecnico/ideologico. Sul canale youtube larseneur è possibile vedere e ascoltare le performance del gruppo.
Ecco i punti salienti (e obbligatori per diventare larsenisti) del loro manifesto:
1. Utilizzare esclusivamente feedback come sorgente sonora.
2. I concerti devono essere sempre completamente indipendeti da qualsiasi programma artistico ufficiale, associazione o festival.
3. Il larsenista non può essere mai pagato.
4. Tutte le performances dei larsenisti sono gratis per il pubblico.
5. Tutti gli eventi dei larsenisti appariranno sotto il nome collettivo 'Les Larseneurs', non apparirà mai il nome del singolo artista.
Per diventare larsenisti si deve fare pratica. Ecco allora che ci viene in aiuto il Larsenophone, una patch di Pure Data programmata apposta da un larsenista per comporre e suonare con i feedback.
Allora, buon feedback a tutti, e viva il larsenismo!

Larsen from Yann Chapotel on Vimeo.

10.6.09

Memoria di un angelo, divenire per un Cosmo



"E' strano come la musica non elimini il ritornello mediocre o cattivo, o il cattivo uso del ritornello, ma al contrario lo comporti o se ne serva come di un trampolino. "Ah vous dirai-je maman...", "Elle avait une jambe de bois...", "Frère Jacques...". Ritornello d'infanzia o d'uccello, canto folkloristico, canzone goliardica, valzer viennese, campanacci, la musica si serve di tutto e trascina tutto. Non che un'aria d'infanzia, d'uccello o di folklore si riduca alla formula associativa e chiusa. Si dovrebbe mostrare piuttosto come un musicista abbia bisogno di un primo tipo di ritornello, territoriale o di concatenamento, per trasformarlo dall'interno, deterritorializzarlo e produrre infine un ritornello di secondo tipo, come meta finale della musica, il ritornello cosmico di una macchina per suoni. Da un tipo all'altro, Gisèle Brelet ha formulato bene il problema a proposito di Bartòk: in che modo, a partire dalle melodie territoriali e popolari, autonome, sufficienti, chiuse su se stesse come dei modi, costruire un nuovo cromatismo che le faccia comunicare, e creare così temi che assicurino uno sviluppo della Forma o piuttosto un divenire delle Forze? Il problema è generale poiché, in molte direzioni, i ritornelli potranno essere fecondati da un nuovo germe che ritrova i modi e li rende comunicanti, disfa il temperamento, fonde il maggiore e il minore, fa fuggire il sistema tonale, passa attraverso le sue maglie piuttosto che rompere con esso. Si può dire: viva Chabrier contro Shoenberg, come Nietzsche diceva viva Bizet, e per le stesse ragioni, nella stessa intenzione musicale e tecnica. Si va dal modale a un cromatismo allargato non temperato. Non c'è bisogno di sopprimere il tonale, lo si deve fare fuggire. Si va dai ritornelli concatenati (territoriali, popolari, amorosi, ecc.) al grande e macchinato ritornello cosmico. Ma il lavoro di creazione si fa già nei primi, è già interamente presente in essi. Nella piccola forma-ritornello o rondò s'introducono già le deformazioni che capteranno una grande forza. Scene d'infanzia, giochi di bimbi: si parte da un ritornello infantile, ma il bimbo ha già le ali, diviene celeste. Il divenire-bambino del musicista si raddoppia di un divenire-aereo del bambino, in un blocco indecomponibile. Memoria di un angelo, divenire per un Cosmo. Cristallo: il divenire-uccello di Mozart non si separa da un divenire-iniziato dell'uccello e fa blocco con esso. E' il lavoro estremamente profondo sul primo tipo dei ritornelli che creerà il secondo tipo, ossia la piccola frase del Cosmo.
In un concerto, Schumann ha bisogno di tutti i concatenamenti dell'orchestra per permettere al violoncello di vagare, come una luce che si allontana o si spegne. In Schumann tutto un sapiente lavoro melodico, armonico e ritmico, giunge a questo risultato semplice e sobrio: deterritorializzare il ritornello. Produrre un ritornello deterritorializzato, come meta finale della musica, lasciarlo andare libero nel Cosmo è più importante che costruire un nuovo sistema. Aprire il concatenamento su una forza cosmica. Dall'uno all'altro, dal concatenamento dei suoni alla Macchina che rende sonoro - dal divenire-bambino del musicista al divenire-cosmico del bambino - molti pericoli sorgono: buchi neri, le chiusure, le paralisi del dito e le allucinazioni dell'udito, la follia di Shumann, la forza cosmica divenuta cattiva, una nota che vi perseguita, un suono che vi trafigge. E tuttavia l'una era già nell'altro, la forza cosmica era nel materiale, il grande ritornello nei piccoli ritornelli, la grande manovra nella piccola manovra. Resta il fatto che non si è mai certi di essere abbastanza forti, perché non si ha alcun sistema, si hanno soltanto linee e movimenti. Schumann."
Gilles Deleuze, Félix Guattari - Millepiani - pag. 508-509

19.5.09

Qualcosa di concreto



Il brano in apertura è il primo pezzo di musique concrète, composto dal leggendario Pierre Schaeffer nel 1948. Nel brano sono usati esclusivamente suoni prodotti da treni, registrati, manipolati e rimontati. Per l'epoca un lavoraccio, che però ha aperto l'orizzonte compositivo della seconda metà del secolo (e oltre), parimenti agli esperimenti di musica elettronica pura, cioè sintetizzata con oscillatori o multivibratori astabili a valvole (un altro sbattimento indicibile), compiuti nei medesimi anni da Karlheinz Stockhausen, che non ha bisogno di links, Herbert Eimert, il propagandista, e Werner Meyer-Eppler, il genio del gruppo.
In occasione dell'uscita della versione inglese di questo interessantissimo libro (notare gli autori), il sito Ina-GRM, già di per sé bookmark inamovibile per chiunque si interessi di musica, ha pubblicato 2 ottime animazioni flash di 2 brani molto significativi di Schaeffer della fine degli anni '50: étude aux sons animés e étude aux objets.
In ausilio all'ascolto è possibile seguire una pseudo-partitura trascritta da Denis Dufour e visualizzare le forme d'onda stereo (sarebbe stato il massimo avere anche uno spettrogramma).
I brani in questione sono significativi perché a mio avviso evidenziano le due anime della musica concreta delle origini: quella totalmente astratta, i suoni animati che costruiscono una scultura sonora inaudita rendendo insignificante e perlopiù irriconoscibile l'oggetto acustico in sé e il mezzo di produzione originario e spostando l'attenzione sulla testura globale; quella del sonorizzatore radiofonico, dove al contrario la riconoscibilità mimetica degli oggetti sonori è usata per aumentare la suggestione e la drammaticità.
Sono poi disponibili anche 3 registrazioni di Schaeffer che spiega il suo mondo nel 1960, riferendosi in particolare ad Anamorphoses. Uno, due e tre.
Due note per finire: la versione francese del libro è comunque preferibile, con i suoi 4 cd; il capolavoro teorico di Schaeffer è il Traité des Objets Musicaux, mai tradotto in nessuna lingua.

6.5.09

AAA Zebre Pesanti Cercasi



Su segnalazione dell'esimio trinchetto mi sono letto questo articolo del numero di aprile di Sound On Sound, una rivista che è un punto di riferimento per tutti noi. (Spettacolare la serie sui segreti dei sintetizzatori).
L'articolo in questione descrive in maniera esilarante, degna dei migliori Monty Python, le gesta di un fantomatico gruppo degli anni '70 chiamato Heavy Zebra, che tra follie ed eccessi tipici dell'epoca fu autore di un singolo che pare sia riconosciuto dai maggiori musicisti e produttori di tutti i tempi come un'eterna fonte di ispirazione, una specie di secondo Tomorrow never knows. Il singolo in questione si chiamerebbe Karla, dal nome dell'ultima fiamma del leader del gruppo, che cambiava il testo della canzone ogni volta che cambiava fidanzata...
Uso il condizionale perché ormai sono quasi sicuro, dopo circa un mese, che si tratti di un clamoroso fake, o pesce d'aprile. Questo perché degli Heavy Zebra non esiste nessun altra informazione in giro, né brani 'acquistabili', ma soprattutto perché ultimamente trinchetto mi ha passato già altri fakes (tra cui questo, clamoroso) e credo si stia specializzando nel farmi sclerare dietro notizie false.... :)
Naturalmente spero di essere smentito e di poter ascoltare finalmente Karla, canzone che mi ispirerà sicuramente il prossimo successo di Crazy....
Chiedo agli amici esperti della musica di quegli anni, in particolare all'insostituibile the prof, tra l'altro anch'egli esperto di leggende metropolitane, di darmi certezze.... Grazie.

9.3.09

Sound Design in un batter d'occhio, anzi di mano


Handclap designer from jkant on Vimeo.

Il video qui sopra dimostra l'utilizzo di una patch di Pure Data che trasforma un battito di mani, o un qualunque segnale audio, in un valore numerico impiegato per randomizzare i parametri di un synth. Nel caso specifico si tratta di Reaktor Spark che gira nel Kore Player Free, ma naturalmente il metodo funziona con qualsiasi synth i cui parametri siano controllabili con midi cc. Molto comodo per esplorare al volo nuovi timbri ed evitare di usare sempre i soliti preset, oppure per creare la prossima installazione multimediale.
Per far comunicare le applicazioni via midi si usa il solito IAC Driver su Mac o il Midi Yoke su PC.
Peter Kirn ha bloggato il video su Create Digital Music, ma soprattutto ha compilato un bel tutorial su Kore CDM. Grazie Peter!
La patch di PD si può scaricare qui.

2.3.09

Musica da sballo


Qualche anno fa, una bella ragazza si trovava assediata da alcuni giovani ubriachi che, incitati dal suono dell’aulòs, volevano a tutti i costi conquistare le sue grazie, al punto da essere quasi riusciti a sfondare la porta dietro cui la poveretta si rifugiava. Fortunatamente Pitagora, che passava di lì, si accorse che il musico stava suonando in modo frigio, e fu sufficiente chiedergli di modulare al modo dorico per vedere i ragazzacci riprendersi dall’ebbrezza e fuggire pentiti.
Gli influssi della musica sulla mente dell’uomo erano presi molto sul serio nell’antichità. Platone sosteneva nella Repubblica che non s’introducono mai cambiamenti nei modi della musica senza che se ne introducano nelle più importanti leggi dello Stato.
Da migliaia di anni compositori e musici ci emozionano (e condizionano) con ogni sorta di melodia, armonia, tonalità, atonalità, suoni organizzati o semplici motivetti che si conficcano fastidiosamente nel cervello, e molti teorici hanno anche provato a schematizzare i vari effetti della musica e la loro riproducibilità tecnica nelle cosiddette teorie degli affetti.
Nonostante questo, solo negli ultimi anni iniziamo ad avere qualche idea fondata scientificamente sul rapporto tra la musica, e i suoni organizzati in generale, la nostra mente e il nostro cervello. Queste idee sono riassunte nell’interessante libro Fatti di musica. La scienza di un'ossessione umana di Daniel Levitin, un ex produttore discografico che a un certo punto ha trovato la sua via nella ricerca in neuroscienze applicate alla musica.
Come forse qualcuno ricorderà, l’estate scorsa è rimbalzata su tutti i principali media nostrani una notizia che ha destato scalpore nell’opinione pubblica, in particolare nei bacchettoni e nei ragazzi ribelli: Sul web ora ci si droga con onde sonore. Un fantomatico software chiamato i-doser, scaricabile liberamente dal web, promette miracoli in cuffia: una canna di Maria per $4.25 e addirittura un orgasmo per $3.75, peraltro ripetibili ad libi(di)tum una volta acquistati i relativi preset per il programma!
Naturalmente è una clamorosa bufala. La vicenda è ricostruita in questo divertentissimo post di Camillo Miller. La notizia si è talmente diffusa, complice il tipico fancazzismo della bella stagione, da scomodare addirittura Paolo Attivissimo, il più noto smaschera-bufale italiano.
I programmi come i-doser si basano sulla generazione di particolari frequenze dette battimenti binaurali (binaural beats). L'effetto funziona solo in cuffia: generando un tono da 400 Hz sul canale sinistro e uno da 395 Hz sul canale destro, il nostro cervello percepisce la differenza di 5 Hz, che è appunto il battimento binaurale. Sfruttando questo meccanismo, il software cerca di indurre diversi stati cerebrali variando la generazione nel tempo dei battimenti.
Il tracciato di un elettroencefalogramma (EEG) contiene di norma frequenze al di sotto dei 30 Hz, classificate in 4 stati:
Delta da 0,5 a 4Hz Sonno profondo

Theta da 4 a 8 Hz Sonnolenza e primo stadio del sonno

Alpha da 8 a 14 Hz Rilassamento vigile

Beta da 14 a 30 Hz Stato di allerta e di concentrazione
Probabilmente per rilassarsi (o più precisamente rincoglionirsi) i battimenti binaurali funzionano dopo sedute di 30-40 minuti, ammesso che non vi venga da vomitare prima… Comunque se proprio volete farvi del male, molto meglio Die Glückliche Hand di Schoenberg o al limite un mio pezzo elettroacustico.
Come spiega Levitin, l’EEG pur essendo molto sensibile ai tempi delle scariche neurali (un millisecondo di risoluzione), ha una risoluzione spaziale limitata e soprattutto non ci dice quale tipo di neurotrasmettitore o sostanza chimica stia rilasciando l’attività neurale. In pratica ci dice pochissimo di come avvengono le connessioni neurali nelle varie parti del nostro cervello, connessioni responsabili della percezione, dei complessi meccanismi computazionali sui dati percepiti e infine delle nostre emozioni. Infatti per studiare con precisione la funzione delle regioni cerebrali i neuroscienziati usano uno scanner per l’imaging a risonanza magnetica (fMRI), un progetto originariamente sviluppato dalla EMI grazie ai proventi dei dischi dei Beatles (!).
Dunque creare lo stato cerebrale ‘orgasmo’ con i battimenti binaurali sarebbe come voler analizzare l’armonia della Quinta di Beethoven guardando la forma d’onda di una sua registrazione.
Forse verrà un giorno in cui al parchetto sotto casa vostra un tizio losco vestito di pelle nera venderà ai ragazzini del quartiere, per pochi eurodollari, una nano SD card olofonica bioingegnerizzata da innestare direttamente nell’ippocampo dell’emisfero destro, e tutto questo andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia. Ma forse no.
Intanto è possibile sperimentare gratuitamente i binaural beats utilizzando BrainWave Generator, che permette di modificare una notevole quantità di parametri e di crearsi dei preset personalizzati. Alcuni suoni generati in questo modo sono comunque molto interessanti e hanno un che di ipnotico. Il software è in definitiva un ottimo strumento da aggiungere all’arsenale del sound designer.
Ecco uno dei miei preset tagliato a 1 minuto. Aggiungere questo suono ai vostri brani vi farà vendere 10.000 copie… Contattatemi per quello da 100.000.

9.2.09

Musurgia Mirifica, composizione assistita nel 1600



La biblioteca dell’Università di Glasgow conserva una stupenda copia colorata a mano della Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, l’opera più famosa del musicologo gesuita pubblicata in 2 volumi a Roma nel 1650. All’epoca il libro fu stampato in ben 1500 copie e dunque fu un vero e proprio bestseller.
Il librone di Kircher, scritto principalmente in un latino complicato e tradotto una sola volta in tedesco, è pieno zeppo di materiale iconografico eccezionale, stravagante, misterioso: strumenti musicali meccanici di elevata complessità, automi ‘programmati’ per suonare brani musicali, sistemi improbabili di spionaggio per i nobili al potere, chitarre a 17 corde e molte altre amenità.
In quest’opera enciclopedica e multidisciplinare, quasi tutte le teorie e le spiegazioni di Kircher sono parecchio confuse, prolisse, ridondanti e hanno quel sapore dogmatico e misticheggiante tipico dei religiosi eruditi della sua epoca. Il termine ‘barocchismo’ potrebbe essere stato inventato per questo libro. La Musurgia Universalis sembrerebbe dunque essere uno di quei testi intriganti, esteticamente bellissimi e dall’altissimo valore storico, ma completamente folli e addirittura culturalmente perniciosi per quelli che li prendono sul serio, un po’ come i testi di Robert Fludd e di Michael Maier, o l’Harmonices Mundi del grande Keplero (che pur contiene la sua importante terza legge).
E invece per il musicotecnofilologo (?) odierno il testo è molto interessante perché nell’ottavo libro Kircher presenta e discute la sua ‘terza legge’: un algoritmo evoluto e funzionante per la composizione musicale, un algoritmo che si chiama arca musarythmica, attraverso cui anche un non-musicista può comporre contrappunti a 4 parti senza paura. L’arca musarythmica, spiegata in sole 14 pagine (un miracolo!), è un metodo per applicare automaticamente la musurgia mirifica, un sistema combinatorio per la scrittura musicale in grado di prevedere gli scontri tra le voci di un contrappunto per evitare determinate dissonanze (come ad esempio il diabolus in musica) e quindi rendere la composizione corretta da un punto di vista formale (per l’espressività il discorso si fa un po’ più complicato ed esoterico…). In questo articolo viene descritto come funziona il procedimento.
Giancarlo Bizzi nel suo bel libro Specchi invisibili dei suoni dimostra in modo convincente come proprio la musurgia mirifica di Kircher possa spiegare in parte l’arte dei canoni enigmatici di Johann Sebastian Bach. Così imbattendosi in partiture dall’enorme difficoltà combinatoria come quella qui sotto (tratta dall'Offerta Musicale), si potrà evitare di tirare in ballo le 'classiche' spiegazioni che coinvolgono menti sovraumane o invasioni aliene.



AGGIORNAMENTO: ho trovato questa bellissima animazione, che mette in relazione il Canone 1 a 2 dell’Offerta musicale con il nastro di Möbius. Da vedere e ascoltare ripetutamente...

30.1.09

Ritmi euclidei Parte 1



Che cosa hanno in comune i ritmi africani, gli acceleratori di particelle, la teoria delle stringhe, i numeri di Markoff e un antico algoritmo per calcolare il massimo comun divisore di due numeri?
Godfried Toussaint lo spiega in un bellissimo articolo, tecnico ed erudito, che è uno splendido esempio di ricerca interdisciplinare.
La risposta breve alla domanda iniziale è: la migliore distribuzione possibile di pattern numerici. Cosa significa musicalmente?
Supponiamo di avere un ritmo composto da 13 unità di tempo o beat
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
In questo ritmo vogliamo che suonino 5 pulsazioni. La singola pulsazione viene rappresentata con un 1 mentre la pausa con uno 0
1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0
Qual è la migliore distribuzione delle pulsazioni sul beat? I passaggi per ottenerla sono
10 10 10 10 10 0 0 0 (distribuisco uno zero dopo ogni 1)
100 100 100 10 10 (distribuisco i tre 0 rimanenti)
10010 10010 100 (distribuisco le due sequenze 10 dopo ogni 100)
Il processo si interrompe quando resta una sola sequenza (in questo caso 100), oppure quando non ne resta alcuna.
Questo algoritmo, detto di Bjorklund dal nome del fisico che lo ha applicato nello studio degli acceleratori di particelle, è in realtà una versione dell'algoritmo più antico che si conosce, l'algoritmo di Euclide.
Toussaint ha scoperto che i ritmi generati in questo modo, battezzati euclidei, corrispondono a moltissimi ritmi delle tradizioni popolari di tutto il mondo (tra cui anche i famigerati ritmi aksak, i ritmi 'zoppi' della tradizione balcanica e turca studiati da Brailoiu e Bartok), e addirittura ne propone una prima spettacolare classificazione nell'articolo. Un generatore di ritmi euclidei può dunque aiutare lo studioso di etnomusicologia, oltre che essere fonte di divertimento per il musico computerizzato...
Nonostante esistano già diverse implementazioni di generatori euclidei, insieme con l'integerrimo Bob Puley ne stiamo programmando una in java, attualmente in fase alpha, con una serie di interessanti funzioni che per ora non abbiamo visto nelle altre implementazioni...
Presto saranno disponibili per il download su questo blog sia l'applicazione che i sorgenti, perciò stay tuned!

28.1.09

Glitchy Data



Aspettando Max for Live...
L'algoritmo utilizza la tecnica del Random Walk per generare numeri casuali tra un minimo e un massimo, modificabili in tempo reale dall'utente. I numeri generati da Pure Data variano un midi controller (il 14 nella mia patch), impostato per cambiare la lunghezza dei campioni caricati in Simpler.
Per far comunicare PD e Live via midi si usa lo IAC Driver su Mac o il MidiYoke su Windows.
La patch di PD si può scaricare qui.